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Tomasi di Lampedusa: Il gattopardo

 

Trama: 

Il romanzo tratta la storia di un casato nobiliare siciliano durante lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e del suo declino durante gli anni seguenti.

La storia comincia narrando i fatti di casa Salina durante i giorni in cui i Mille sbarcano nell’isola, quando anche il nipote preferito di don Fabrizio Corbera (il Gattopardo), Tancredi Falconieri, decide di unirsi ai garibaldini, perché, come egli afferma, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Poco dopo, finiti i momenti più critici della spedizione di Garibaldi, tutta la famiglia Salina si trasferisce, come di consuetudine, nella residenza estiva di Donnafugata, dove il giovane e avvenente Tancredi, conosce Angelica, bella e attraente, che con la sua grazia e la sua ricca dote convince Tancredi a sposarla e il Gattopardo ad acconsentire alle nozze.  E’ la figlia di don Calogero Sedara, simbolo della nuova classe emergente di ricchi borghesi, desiderosi di riconoscimento sociale.

Intanto da Torino (capitale del Regno) viene offerto un seggio di senatore al Gattopardo, che declina l’offerta indicando come più adatto proprio don Calogero Sedara.

Gli anni passano e don Fabrizio corteggia sempre più la morte, fino a che un giorno del luglio1883 essa cede al suo fascino e lo rapisce in una misera camera d’albergo a Palermo, dopo un lungo e faticoso viaggio a Napoli.

Le sue tre figlie, zitelle, continuano a vivere ancora nella sontuosa villa Salina, ormai ricoperta di polvere e di ricordi, uniche superstiti della triste fine di uno splendido casato.

 

personaggi:

Nome

Descrizione e ruolo

Don Fabrizio Corbera

Protagonista; biondo, massiccio, alto e imponente, con la passione dell’astronomia

Maria Stella in Corbera

Moglie di don Fabrizio; piccola e smilza al confronto del marito e sempre pronta a perdonare le sue scappatelle

Padre Pirrone

Gesuita del casato; bonario e amico del principe

Tancredi Falconieri

Secondo protagonista; giovane, espansivo e dotato per la politica

Don Calogero Sedara

Suocero di Tancredi; rozzo ma ricco, simbolo di una classe sociale in ascesa

Angelica Sedara

Fidanzata di Tancredi; giovane e bella ragazza

Don Ciccio Tumeo

Organista di Donnafugata; socievole e sincero, compagno di caccia e migliore amico del principe

Concetta Corbera

Figlia di don Fabrizio; irascibile e infantile, innamorata, non corrisposta, di Tancredi

 

Commento: 

La triste storia narrata ne “Il Gattopardo” è presentata in singoli episodi, appartenenti sì ad una medesima saga, ma che potrebbero anche avere vita propria.

I temi principali del romanzo sono la morte e la Sicilia ed il suo popolo, con tutte le sfumature possibili che questo tema può raggiungere.

Don Fabrizio, fin dalle prime pagine, si presenta introspettivo, rivisitando la sua vita come sono solite fare le persone avanti con l’età, cercando di analizzare i fatti positivi e quelli negativi della sua esistenza, per poterne fare un bilancio; il risultato, però, non è positivo, e quindi egli si sente frustrato, vedendosi il mondo sfuggire di mano, le cose cambiare senza che lui ne possa modificare il corso e quindi comincia ad aspettare, a corteggiare in qualche modo inconsciamente, la morte, come gli fa notare il nipote Tancredi durante una grande festa tenutasi nella villa palermitana di don Diego e donna Margherita.

La Sicilia invece è presentata, a partire dall’impresa garibaldina, in tutto il suo splendore e in tutta la sua desolazione e decadenza; allo stesso tempo di essa sono descritti i paesaggi, aspri e inospitali ma al contempo grandiosi, belli , affascinanti, in quel loro misto di terra e di mare, di vento e di afa, di sole e di ombra che riuscirebbero a incantare, spaventare e ad affascinare chiunque.

Sono presentati anche gli abitanti di questi suggestivi luoghi: nel dialogo con l’ambasciatore Torinese, venutogli a proporre un seggio al Senato, don Fabrizio spiega la natura dei siciliani e il perché lì è difficile attuare qualsiasi cambiamento. “I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria”. Tutto ciò viene confermato anche alla fine del libro, nel racconto della vita del cardinale di Palermo, che aveva tentato inutilmente di rinnovare la comunità cristiana di quella città, finendo con il rassegnarsi all’indole del suo popolo. I siciliani sono presentati come persone tranquille, attaccate alla tradizione e a tutto quello che hanno già provato, restii ai cambiamenti ed alle imprese faticose, ma al contempo un popolo pronto alla vendetta ed irascibile, capace di  farsi giustizia da sé, pur di mantenere intatto l’onore, come risulta dal racconto della visita di padre Pirrone, al suo paese natio, nella descrizione di Vincenzino: “Infatti con la sua fronte bassa,con in suoi ’cacciolani’, le ciocche di capelli lasciate crescere sulle tempie, col dondolio del suo passo, col perpetuo rigonfiamento della tasca destra dei calzoni, si capiva subito che Vincenzino era ‘uomo di onore’; uno di quegli imbecilli capace di ogni strage”.

Il tentativo di negare la storia e di mettere in primo piano la sterilità dell’agire umano fa di questo un libro rivoluzionario perché, pubblicato alla fine degli anni cinquanta, assume, per traslato, una posizione di denuncia contro i governi centristi e conservatori di quegli anni, dando un motivo a tutta l’Italia per discutere di problemi attuali tramite quelli passati.

La narrazione mi è piaciuta e mi hanno appassionato le vicende di questo casato morente che, come tutto e tutti siamo destinati a fare, decade tristemente nella polvere e nell’oblio di una società siciliana che, seppur lentamente, cambia.

Mi ha colpito soprattutto il finale, quando con il liberarsi della salma impagliata di Bendicò, il vecchio cane di famiglia, Concetta sembra volersi liberare del passato, tanto ingiusto e brutto, per poter dare anche solo un piccolo sguardo al futuro, prima di morire.

  

Fabio Abbà