Trama:
Il
romanzo tratta la storia di un casato nobiliare siciliano durante lo sbarco di
Garibaldi in Sicilia e del suo declino durante gli anni seguenti.
La
storia comincia narrando i fatti di casa Salina durante i giorni in cui i Mille
sbarcano nell’isola, quando anche il nipote preferito di don Fabrizio Corbera
(il Gattopardo), Tancredi Falconieri, decide di unirsi ai garibaldini, perché,
come egli afferma, “Se vogliamo che
tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
Poco
dopo, finiti i momenti più critici della spedizione di Garibaldi, tutta la
famiglia Salina si trasferisce, come di consuetudine, nella residenza estiva di
Donnafugata, dove il giovane e avvenente Tancredi, conosce Angelica, bella e
attraente, che con la sua grazia e la sua ricca dote convince Tancredi a
sposarla e il Gattopardo ad acconsentire alle nozze.
E’ la figlia di don Calogero Sedara, simbolo della nuova classe
emergente di ricchi borghesi, desiderosi di riconoscimento sociale.
Intanto
da Torino (capitale del Regno) viene offerto un seggio di senatore al
Gattopardo, che declina l’offerta indicando come più adatto proprio don
Calogero Sedara.
Gli
anni passano e don Fabrizio corteggia sempre più la morte, fino a che un giorno
del luglio1883 essa cede al suo fascino e lo rapisce in una misera camera d’albergo
a Palermo, dopo un lungo e faticoso viaggio a Napoli.
Le
sue tre figlie, zitelle, continuano a vivere ancora nella sontuosa villa Salina,
ormai ricoperta di polvere e di ricordi, uniche superstiti della triste fine di
uno splendido casato.
personaggi:
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Nome |
Descrizione
e ruolo |
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Don
Fabrizio Corbera |
Protagonista;
biondo, massiccio, alto e imponente, con la passione dell’astronomia |
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Maria
Stella in Corbera |
Moglie
di don Fabrizio; piccola e smilza al confronto del marito e sempre
pronta a perdonare le sue scappatelle |
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Padre
Pirrone |
Gesuita
del casato; bonario e amico del principe |
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Tancredi
Falconieri |
Secondo
protagonista; giovane, espansivo e dotato per la politica |
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Don
Calogero Sedara |
Suocero
di Tancredi; rozzo ma ricco, simbolo di una classe sociale in ascesa |
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Angelica
Sedara |
Fidanzata
di Tancredi; giovane e bella ragazza |
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Don
Ciccio Tumeo |
Organista
di Donnafugata; socievole e sincero, compagno di caccia e migliore amico
del principe |
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Concetta
Corbera |
Figlia
di don Fabrizio; irascibile e infantile, innamorata, non corrisposta, di
Tancredi |
Commento:
La
triste storia narrata ne “Il Gattopardo” è presentata in singoli episodi,
appartenenti sì ad una medesima saga, ma che potrebbero anche avere vita
propria.
I
temi principali del romanzo sono la morte e la Sicilia ed il suo popolo, con
tutte le sfumature possibili che questo tema può raggiungere.
Don
Fabrizio, fin dalle prime pagine, si presenta introspettivo, rivisitando la sua
vita come sono solite fare le persone avanti con l’età, cercando di
analizzare i fatti positivi e quelli negativi della sua esistenza, per poterne
fare un bilancio; il risultato, però, non è positivo, e quindi egli si sente
frustrato, vedendosi il mondo sfuggire di mano, le cose cambiare senza che lui
ne possa modificare il corso e quindi comincia ad aspettare, a corteggiare in
qualche modo inconsciamente, la morte, come gli fa notare il nipote Tancredi
durante una grande festa tenutasi nella villa palermitana di don Diego e donna
Margherita.
La
Sicilia invece è presentata, a partire dall’impresa garibaldina, in tutto il
suo splendore e in tutta la sua desolazione e decadenza; allo stesso tempo di
essa sono descritti i paesaggi, aspri e inospitali ma al contempo grandiosi,
belli , affascinanti, in quel loro misto di terra e di mare, di vento e di afa,
di sole e di ombra che riuscirebbero a incantare, spaventare e ad affascinare
chiunque.
Sono presentati anche gli abitanti di questi suggestivi luoghi: nel dialogo con l’ambasciatore Torinese, venutogli a proporre un seggio al Senato, don Fabrizio spiega la natura dei siciliani e il perché lì è difficile attuare qualsiasi cambiamento. “I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria”. Tutto ciò viene confermato anche alla fine del libro, nel racconto della vita del cardinale di Palermo, che aveva tentato inutilmente di rinnovare la comunità cristiana di quella città, finendo con il rassegnarsi all’indole del suo popolo. I siciliani sono presentati come persone tranquille, attaccate alla tradizione e a tutto quello che hanno già provato, restii ai cambiamenti ed alle imprese faticose, ma al contempo un popolo pronto alla vendetta ed irascibile, capace di farsi giustizia da sé, pur di mantenere intatto l’onore, come risulta dal racconto della visita di padre Pirrone, al suo paese natio, nella descrizione di Vincenzino: “Infatti con la sua fronte bassa,con in suoi ’cacciolani’, le ciocche di capelli lasciate crescere sulle tempie, col dondolio del suo passo, col perpetuo rigonfiamento della tasca destra dei calzoni, si capiva subito che Vincenzino era ‘uomo di onore’; uno di quegli imbecilli capace di ogni strage”.
Il
tentativo di negare la storia e di mettere in primo piano la sterilità dell’agire
umano fa di questo un libro rivoluzionario perché, pubblicato alla fine degli
anni cinquanta, assume, per traslato, una posizione di denuncia contro i governi
centristi e conservatori di quegli anni, dando un motivo a tutta l’Italia per
discutere di problemi attuali tramite quelli passati.
La
narrazione mi è piaciuta e mi hanno appassionato le vicende di questo casato
morente che, come tutto e tutti siamo destinati a fare, decade tristemente nella
polvere e nell’oblio di una società siciliana che, seppur lentamente, cambia.
Mi
ha colpito soprattutto il finale, quando con il liberarsi della salma impagliata
di Bendicò, il vecchio cane di famiglia, Concetta sembra volersi liberare del
passato, tanto ingiusto e brutto, per poter dare anche solo un piccolo sguardo
al futuro, prima di morire.