Trama:
Durante
la guerra fra Etoli ed Elei il figlio di Egione, Filopolemo, viene catturato;
per riscattarlo il padre compra il maggior numero possibile di schiavi sperando
di trovare qualcuno da poter scambiare con il figlio. Facendo ciò acquista
anche Filocrate, nobile eleate, ed il suo schiavo Tindaro.
I
due si scambiano nomi, ruoli e vesti; in questo modo Filocrate viene liberato al
posto del suo schiavo per poter contrattare la liberazione di Filopolemo ad
Elea; successivamente Egione scopre l’inganno, grazie allo schiavo
Aristofonte, e condanna Tindaro ai lavori forzati; ma subito dopo Filocrate
ritorna con Filopolemo, figlio di Egione, e lo schiavo Stalagmo, che ad Elea
aveva venduto anni prima uno dei due figli di Egione.
Quindi
si scopre che Tindaro altri non è che il figlio rapito ad Egione vent’anni
prima; l’epilogo vede Tindaro liberato e riconosciuto come figlio da Egione,
Stalagmo incatenato, Filocrate liberato e Filopolemo che ritorna finalmente a
casa.
personaggi:
|
Nome |
Chi
è |
Comportamento
e ruolo |
|
Ergasilo |
Parassita
(o cliente) |
Opportunista;
comparsa |
|
Egione |
Vecchio
padre |
Credulone,
iracondo; protagonista |
|
Filocrate |
Giovane
nobile, prigioniero di Egione |
Scaltro,
onesto; 3° protagonista |
|
Tindaro |
Servo
di Filocrate, prigioniero anch’egli di Egione |
Bugiardo
ma leale; 2° protagonista |
|
Aristofonte |
Giovane
prigioniero, amico di Filocrate |
Onesto
ma poco scaltro; comparsa |
|
Filopolemo |
Figlio
di Egione, catturato in guerra |
Non
agisce sulla scena |
|
Stalagmo |
Servo
d’Egione |
Bugiardo,
maligno; traditore |
|
Schiavi
sferzatori |
Schiavi
|
Introducono
e portano fuori scena alcuni personaggi |
Commento:
Questa
breve ma intricata commedia di Plauto è definita la “commedia del buon
costume”, poiché <<non vi sono qui versi sconci da non poter dire; non
c’è in questa commedia il lenone spergiuro, né la cortigiana malvagia, né
il soldato sbruffone>>(vv.55-58), come accade nella maggior parte delle
commedie. Qui infatti <<Non vi si trovano né palpeggiamenti, né intrighi
amorosi, né sostituzione di bimbi, né truffe di denaro. Qui non c’è il
giovane innamorato che riscatta una sgualdrina di nascosto dal padre>>(vv.1030-1033).
E viene aggiunto inoltre che <<Di commedie del genere, dove i buoni
diventano migliori, i poeti ne creano poche>>(v.1034).
Tutta
la storia si basa sull’inganno ai danni di Egione, che si risolve, però, con
l’esaltazione dei valori affettivi che legano due giovani eccezionalmente
uniti, nonostante l’appartenenza a livelli sociali differenti, una volta
trovatisi entrambi nella condizione di schiavi.
Ma
il tema centrale è sicuramente l’affetto paterno: infatti Egione è disposto
a sacrificare anche il patrimonio familiare pur di poter riavere il proprio
figlio, unico bene rimastogli, sano e salvo dalla prigionia. Il dolore dovuto
alla scoperta dell’inganno esalta ancora di più questa tematica, e la carica
di frustrazione, quella di un padre che aveva già perso tempo prima un figlio,
rapitogli da uno schiavo.
Questa commedia mi ha affascinato, poiché riesce, partendo da un
inganno, a non far risultare nessuno colpevole, anzi tutti sembrano da lodare e
da stimare per il loro comportamento: Egione che tratta come persone vere gli
schiavi, che erano sempre usati da tutti come se fossero animali; Tindaro che si
sacrifica per l’amico e padrone Filocrate; e lo stesso Filocrate, che potendo
anche abbandonare Tindaro, mantiene la promessa fatta ad Egione, libera suo
figlio e torna per riscattare l’amico.